Associazione Don Paolo Serra Zanetti
Assemblea ordinaria dell’Associazione - 2017 PDF Stampa E-mail

Convocazione dell’Assemblea ordinaria dell’Associazione - 2017

Bologna, 14 marzo 2017

 

L’Assemblea ordinaria dell’Associazione è convocata, in prima convocazione, per le ore 23,00 di mercoledì 29 marzo e, in seconda convocazione, per Giovedì 30 marzo, alle ore 17,30, nel Salone del 3° piano della Sede di via del Monte, 5

Con il seguente ordine del giorno:

1 – Relazione sull’attività svolta nel 2016 e su quella in corso nel 2017;

2 – Presentazione del Bilancio consuntivo 2016 e di quello preventivo per il 2017;

3 – discussione ed approvazione della relazione sull’attività e dei Bilanci consuntivo e preventivo;

4 – definizione della misura della quota di adesione per il 2018;

5 - elezione del Comitato Direttivo per il triennio 2017-2020 (art. 9 Statuto);

6 – varie ed eventuali.

Si ricorda che, in caso di impossibilità ad intervenire, ogni socio può farsi rappresentare in Assemblea da altro socio, con delega scritta (in calce eventuale modulo), e che ogni socio non può ricevere più di una sola delega (art. 8 Statuto).

 

L’Assemblea è aperta alla partecipazione di tutti: Soci, Amici e quanti sono interessati alla vita dell’Associazione. Hanno diritto al voto solamente i Soci in regola con il versamento della quota di adesione per il 2016 oltre a quelli che si sono associati nel 2017 (sarà possibile regolarizzare la propria posizione anche in occasione della riunione).

L’assemblea esprime e rende visibile la realtà associativa e la condivisione degli scopi e dell’attività dell’Associazione: sarebbe bello che fossimo in tanti! Con i saluti più cordiali!

 

Per il Comitato Direttivo

Pier Giorgio Maiardi – presidente

 

Si ricorda che la Messa nella memoria di don Paolino sarà celebrata sabato 18 marzo, nella Chiesa della Parrocchia del Corpus Domini (viale Lincoln/via F.Enriques), alle ore 18,00 (S.Messa prefestiva).

Per presenziare allo spettacolo “FERMARSI Appunti sulla vita mite di un samaritano” di e con Alessandro Berti, sulla figura di don Paolo, si informa che ci sono ancora posti disponibili, in particolare per le rappresentazioni delle ore 18,00 e delle ore 21,00 di domenica 19 marzo.

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Io sottoscritto socio dell’Associazione……………………………………………………………………………………………………

delego……………………………………………………………………………………………………………………………………………….

a rappresentarmi nell’Assemblea ordinaria dell’Associazione “don Paolo Serra Zanetti onlus” convocata, in seconda convocazione, per giovedì 30 marzo 2017.

In fede

firma ……………………………………………………………………..

data…………………………………………

 
FERMARSI Apppunti sulla vita mite di un samaritano PDF Stampa E-mail

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A metà degli anni novanta, i bottegai di una via del centro di Bologna levarono le loro proteste sulle pagine del Resto del Carlino contro un prete-professore (un minuto e mitissimo filologo, sacerdote della chiesa del quartiere), accusato di essere il responsabile, con la sua generosità esagerata, dell'invasione di barboni e zingari in quell'area. Ma chi era questo appartato samaritano? Il suo nome era Paolo Serra Zanetti

Ripescando dagli archivi del Carlino, parlando con amici e testimoni di allora, adattando alcune sue omelie su povertà e misericordia, e infine dando voce a testimoni coevi e celebri, come l'ultimo Ivan Illich delle interviste alla Radio Canadese e il Bruce Springsteen 'sociale' di The Ghost of Tom Joad, prende forma un omaggio teatrale e musicale a una figura mirabile del nostro passato recente, che seppe coniugare cultura e fede, sapere intellettuale e desiderio di inclusione sociale del più fragile.

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posti limitati con PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA a:
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Natale 2015 - Messaggio di ringraziamento dell'Arcivescovo PDF Stampa E-mail

Natale 2015: gli auguri di Mons. Zuppi, Arcivescovo di Bologna


 

 
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Stare con i poveri

Il messaggio scomodo di don Paolo Serra Zanetti

Pubblicazione su don Paolo Serra Zanetti nel X° anniversario della sua morte. E' stata presentata il 14 Marzo 2015 presso la Sala Tassinari di Palazzo d’Accursio da Alessandra Deoriti, che ne è stata, con Matteo Marabini, la curatrice e da don Fabrizio Mandreoli, uno degli autori.

Alessandra Deoriti ritrova le caratteristiche della vita di don Paolo e del suo presbiterato in quelle che il documento conciliare sul ministero e la vita dei Presbiteri indica per questi ultimi e, in particolare, nel vivere come fratelli in mezzo agli uomini, nel farsi carico dell'affidamento dei più poveri e dei più deboli evitando tutto ciò che potrebbe allontanare i poveri dalla Chiesa. Riferendosi alla esperienza di don Paolo, Ales­san­dra richiama, dalla Evangelii Gaudium, l'idea di una Chiesa non dal “muso lungo” - una Qua­re­sima senza Pasqua -, una Chiesa che cresce non per proselitismo ma per attrazione, una parola che non scoraggia mai, una Chiesa dove c'è posto per tutti - non una dogana che si chiude e si difende -, una Chiesa che accompagna con mi­se­ri­cordia e pazienza e non fa del con­fes­sio­nale una camera di tortura ma piuttosto il luogo della mi­sericordia che stimola a fare il bene possibile. E sottolinea come l’operato di don Paolo sia in sintonia con quanto Papa Francesco denuncia come la ”peggior discriminazione” di cui soffrono i poveri, ossia la ”mancanza di attenzione spi­rituale nei loro confronti”

Don Fabrizio
Mandreoli vede in don Paolo il carattere del­l'esploratore, della staffetta di un percorso che la Chiesa deve compiere. In questa prospettiva sta la capacità di ascolto delle persone con un in­ces­sante lavorio ed elaborazione, un ascolto pro­fondo con grande capacità di lasciarsi inter­ro­gare conservando, tuttavia, convinzioni molto ra­dicate, rocciose. Un ascolto coraggioso e ade­ren­te alla vita, radicalmente non violento, uno sguar­do non condizionato da ideologie che non ferisce e non umilia. Un modo di ascoltare e di rap­portarsi che fa respirare e permette alle per­sone di essere quelle che sono, uno sguardo co­rag­gioso che non si spaventa delle contraddizioni e delle cose che non vanno. Da qui la capacità “terapeutica” dei rapporti pacifici creati da don Paolo: un modo profondo di sentire e vivere la realtà, una vita che va verso dimensioni di pace.

Negli interventi che sono seguiti Giancarla Mat­teuzzi accenna a una particolare de­cli­na­zio­ne dello stare di don Paolo con i poveri, che dice di non aver trovato negli articoli del libro: si tratta di quella forma di povertà nella quale può in talune occasioni succedere a tutti - presbiteri e laici - di incappare: quando ti capita qualche “gua­io” personale proprio all’interno della tua Chiesa, quando hai forse anche commesso qualche colpa - o magari sei stato frainteso - e sei trattato, come spesso accade nei contesti ec­cle­siastici, senza possibilità di difenderti, di e­spri­mere le tue ragioni.
Essere in questa situazione all’interno della pro­pria Chiesa, soprattutto se si tiene al­l’ap­par­tenenza, è davvero una condizione di povertà. E Gian­carla cita due episodi, di cui ha avuto esperienza all'interno della comunità ecclesiale, di mancato ascolto e di incomprensione fra laici e ge­rarchia. E dice: “Ecco: quando a qualcuno dei suoi confratelli presbiteri, o anche a noi laici è capitato di trovarsi dentro a questo genere di povertà, abbiamo sentito subito che don Paolo stava con noi, era dalla nostra parte”.
Giancarla ritiene che questo aspetto della per­sona di don Paolo, questa sua parresia, che in questi 10-11 anni è emerso raramente, andrebbe meglio indagato.

Gianni Sofri evidenzia la capacità di don Paolo di mettere le persone a proprio agio e, ri­chia­mando Gandhi, vi scopre l'uomo che predica ciò che pratica. Un uomo fragile ma con molta forza che si fa prossimo. A proposito del servizio di carità, Sofri ne rileva la dimensione personale e la con­trarietà alle proposte di i­sti­tu­zio­na­liz­za­zio­ne. Don Paolo è persona che lavora con passione, non per emergere o per carriera, studia per amo­re e per la ricerca della verità. A questo proposito nota la sua partecipazione attenta e dialogante, pur non essendone relatore, alla discussione del­la tesi di laurea di Giancarla Matteuzzi quando anco­ra non esisteva con lei un rapporto di co­no­scen­za, cosa assolutamente insolita nel­l'am­bien­te universitario. Carlo Lesi, che è stato vicino a don Paolo nella malattia ed ha assistito alla sua morte, ne sot­to­linea la premura nei confronti di chiunque, amici o allievi, ne richiamasse l'interessamento e la pre­senza.

Giancarla Codrignani, infine, vede in don Paolo una testimonianza del primato della coscienza: un principio affermato in modo esplicito dal Concilio, evento che, a 50 anni dalla sua celebrazione, non si è avuto ancora il coraggio di accogliere e realizzare. Sottolinea come si stia vivendo un tempo di crisi imponente sia in am­bi­to sociale, dove è evidente la dimensione eco­no­mi­ca in cui primeggia la finanza, sia in ambito religioso dove permangono le separazioni fra cri­stia­ni. Riferendosi, poi, all'Associazione che porta il nome di don Paolo, ne indica l'impegno nel con­tinuare e potenziare la fraternità di cui don Paolo è stato testimone.

Dalla pubblicazione e dalla presentazione che se ne è fatta emerge, senza alcun dubbio, che la per­so­na di don Paolo e la sua esperienza di vita rappresentano una parola che ancora ci interroga e ci impone un'attenta riflessione. “Stare con i poveri”, nell'attuale società dello “scarto” e delle accentuate differenze fra i “po­ve­ri” ed i “ricchi” potrebbe diventare un semplice ed appagante slogan: in don Paolo abbiamo una con­creta esperienza di chi sono i “poveri” e di un modo di stare con loro.
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