Associazione Don Paolo Serra Zanetti
Intitolazione della via "don Paolo Serra Zanetti" PDF Stampa E-mail

Intervento per la intitolazione della via "don Paolo Serra Zanetti"

17 marzo 2018 : 14° anniversario della morte di don Paolo Serra Zanetti

Pier Giorgio Maiardi

Don Paolo Serra Zanetti, prete, uomo di studio, amico di tutti e, soprattutto, amico dei poveri. Qualcuno si è chiesto perché intitolare a don Paolo Serra Zanetti una via cittadina: la dimensione di don Paolo è un’altra, si può pensare, e dovrebbe essere celebrata su un piano più spirituale….

Noi crediamo invece che don Paolo, che nasce a Bologna nel 1932, e a Bologna vive, è prete, studia, opera e a Bologna muore 14 anni fa, il 17 marzo 2004, proprio per la sua vita e la sua testimonianza evangelica, sia da ricordare come un cittadino esemplare:  un cittadino assolutamente rispettoso delle istituzioni, non sovversivo e tuttavia innovatore e rivoluzionario perché “chi segue il Vangelo, ha detto qualche giorno fa il card. Bassetti a proposito di S.Francesco, è al tempo stesso libero e obbediente, ribelle e docile, folle e appagato”, questo direi che è il ritratto di don Paolo. Cittadino esemplare perché ci insegna a vivere il rapporto con gli altri: attento verso ciascuno e verso tutti, senza alcuna distinzione di ceto e di cultura, disponibile ad ascoltare prima che a parlare, rispettoso per le idee di ciascuno, amico dei diseredati ma non solo di questi e tanti di noi, tanti dei suoi colleghi e dei suoi studenti lo possono testimoniare. Don Paolo non fa dell’incontro con l’altro, con il diverso, un incontro di paura, di diffidenza, di difesa e quindi di conflitto ma ne fa una occasione di scoperta interessata, di dialogo per capire e per offrire attenzione, carità e amicizia. Non dà a nessuna delle persone che incontra la sensazione di indifferenza, di insofferenza, di venire allontanato o di essere rifiutato. Don Paolo non si scontra con chi non la pensa come lui, non condanna le persone, le idee ed i comportamenti diversi dai suoi ma scopre e trae ciò che di buono e di positivo può esserci in ogni persona, in ogni idea, ed in ogni evento. Credo che queste siano le condizioni indispensabili per costruire la vita di una comunità cittadina pacifica e costruttiva. E queste sono le caratteristiche che fanno di don Paolo un uomo di pace: un uomo mite ed umile di cuore ma  forte e coraggioso, che non si ritira di fronte alla contestazione, e non si assimila e non si omologa ai modelli del mondo, senza mai alzare la voce, senza alcuna arroganza, supponenza e presunzione, e ciò nonostante il suo grande bagaglio culturale che avrebbero potuto farne motivo di differenziazione e di separazione dagli altri.

Questa probabilmente è la strada di annuncio del Vangelo, quella a cui oggi ci richiama Papa Francesco, quando parla di Chiesa in uscita verso le periferie, di una Chiesa che viene percepita come autorevole e degna di ascolto quando vive con le persone condividendo le situazioni senza imporre la propria diversità a senza farsi controparte: qualche giorno fa, ricordando i fatti avvenuti all’Università negli anni ’70, quelli degli scontri violenti e delle contrapposizioni, del rifiuto di ogni istituzione, della pubblica contestazione alla processione del Congresso Eucaristico del 1977 e quindi alla Chiesa istituzionale, qualcuno testimoniava che don Paolo, impegnato nel servizio alla pastorale universitaria, trovava ascolto, rispetto ed attenzione in assemblee studentesche, tutt’altro che pacifiche.  Don Paolo: strumento di una Chiesa autorevole perché segno di Dio che si fa persona per condividere la vita degli uomini, accanto agli uomini.

L’appartenenza di don Paolo alla comunità cittadina, a tutta la comunità, non ad una classe o ad una categoria, ed il ritrovarsi di tutti nella sua persona, è dimostrato, alla sua morte, avvenuta nel 2004, all’età di 72 anni, nel funerale celebrato nella Cattedrale di S. Pietro gremita, nonostante fossimo in piena estate, di ogni genere di persone, dal docente universitario all’analfabeta, dall’importante esponente della pubblica amministrazione all’emarginato, dal borghese al senza dimora: credo che non si fossero mai visti tanti emarginati e senza dimora in Chiesa come quel giorno.

Segni di questa appartenenza alla città possono essere ora due eventi all’apparenza difficilmente conciliabili: l’avvenuta intitolazione a don Paolo di un’aula universitaria, segno dell’alto grado della sua cultura e della qualità della sua attività di docente e la intitolazione di questo tratto di strada dove ha sede il dormitorio pubblico, il luogo dei senza dimora a cui don Paolo spesso accompagnava qualche amico incontrato per strada. Di quest’ultimo riconoscimento ringraziamo il Comune di Bologna e, in particolare, l’Assessore Virginia Geri che presiede la Commissione toponomastica e che qui rappresenta anche il Sindaco.

Dovremmo guardarci, però, dal pericolo di fare di don Paolo un mito, un modello inimitabile da relegare nei fenomeni da guardare con ammirazione e meraviglia ma impossibili da imitare perché fuori dalla realtà, fuori dalla normalità del mondo: don Paolo, amico rispettoso di ognuno di noi, ci indica come dare un senso ed una prospettiva di speranza alla nostra vita di relazione a partire dalla nostra condizione, qualunque essa sia, per rendere migliore il nostro mondo, la nostra comunità cittadina.  Vorrei, a questo proposito, concludere questa breve memoria riportando integralmente la chiusura della lettera che don Paolo indirizzò a Piazza Grande nel 1996: “Un giorno qualcuno ha detto ‘i poveri li avrete sempre con voi’; non certo per rassegnarsi al peggio, ma per ‘inventare’, con umana attenzione e dedizione qualcosa che aiuti a vivere, a respirare, a sperare; perché ci si possa guardare in faccia senza paura, senza vergogna, senza sottintesi amari, ma con quella volontà di bene che è, in definitiva, espressione dell’unica resistente e convincente e coraggiosa speranza”.

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Vedi articolo: A Bologna c’è una “via don Paolo Serra Zanetti”!

 
Assemblea ordinaria dell’Associazione - 2018 PDF Stampa E-mail

Assemblea ordinaria dell’Associazione - 2018

Bologna, 17 marzo 2018

Verbale assemblea dell’associazione “don Paolo Serra Zanetti” convocata in prima convocazione per venerdì 16 marzo alle ore 16:30 e, in seconda convocazione, per sabato 17 marzo 2018, alle ore 16:30.

Il giorno 17 marzo 2018 ha avuto luogo, presso i locali della parrocchia di Sant’Egidio a Bologna in via San Donato 38, l’assemblea dei soci per deliberare sul seguente ordine del giorno:

1. Relazione sull’attività svolta nel 2017 e su quella in corso nel 2018;

2. Presentazione del Bilancio consuntivo 2017 e di quello preventivo per il 2018;

3. Discussione ed approvazione della relazione sull’attività e dei Bilanci consuntivo e preventivo:

4. Definizione della misura della quota di adesione per il 2018;

5. Varie ed eventuali.

L’Assemblea è convocata in seconda convocazione.

Sono presenti n. 27 soci (privi di deleghe) su 81 soci aventi diritto.

Constatato che l’Assemblea risulta regolarmente convocata, alle ore 16:30 il Presidente Pier Giorgio Maiardi, da inizio all’adunanza proponendo, con l’approvazione dell’Assemblea, Flavia Mazzoli per la funzione di segretaria.

Punto 1. Il Presidente svolge la relazione. La vita dell’Associazione in questo anno è stata caratterizzata da un forte ricambio nel Direttivo, eletto dall’Assemblea dello scorso anno, segno della vitalità dell’associazione e da un ampliamento delle collaborazioni volontarie.

Questo comporta un maggior impegno nella organizzazione e nella cura dei rapporti interni fra i nostri volontari addetti al rapporto con gli amici nel disagio e di questi volontari con il Direttivo e con i volontari impegnati negli adempimenti amministrativi e di segreteria, rapporti indispensabili per garantire la continuità e la funzionalità del nostro servizio.

L’impegno prevalente, durante quest’anno, è stato dedicato all’attività di assistenza degli amici nel disagio, mentre, sul versante dell’impegno a conservare e proporre la memoria di don Paolo ed a garantire all’associazione il mantenimento del suo spirito, si è dedicato l’incontro prenatalizio, con don Massimo Ruggiano vicario della Diocesi per la Caritas, e la intitolazione dello spazio cittadino a don Paolo: la nostra proposta è stata accolta con molto favore dalla Commissione Toponomastica del Comune e la decisione di dedicare a don Paolo il primo tratto di via Sabatucci, dove si trova il Dormitorio Comunale, ha ricevuto l’immediato consenso sia del Consiglio Comunale che di quello del Quartiere.

La S. Messa in memoria di don Paolo nel 2017 è stata celebrata nella Parrocchia del Corpus Domini in una messa prefestiva della comunità parrocchiale riprendendo così il progetto di non riservare la memoria di don Paolo agli amici ed estimatori ma di cogliere l’occasione per presentarne il messaggio di vita a comunità ecclesiali più ampie. Ed è quanto faremo anche quest’anno, dopo questa assemblea, con la comunità parrocchiale di questa Parrocchia di S.Egidio.

Un particolare impegno si è posto nella cura di un rapporto con le Istituzioni – Comune, ASP – e con Volabo, che gestisce il Centro servizi al Volontariato, nell’intento di consentire all’associazione la possibilità di conoscere puntualmente la realtà del territorio e dei provvedimenti e servizi dedicati al welfare, con le modalità di fruizione, allo scopo di aumentare la capacità di rendere più efficace e concreta la solidarietà offerta ai nostri amici nel disagio.

In questo ambito stiamo dedicando attenzione ed impegno, con la consulenza di Volabo, alla riforma del 3° Settore definita con la legge n. 106 del 2016 e con il Codice del 3° Settore che ne è derivato con il Decreto Legislativo n. 117 del 2017: si tratta di garantire all’associazione continuità e capacità di operare. Il riconoscimento nell’ambito del 3° Settore e la iscrizione al Registro Unico Nazionale è condizione poi per fruire dei benefici fiscali e, con ogni probabilità, anche per ottenere i finanziamenti dalle Fondazioni Bancarie.

Nei primi mesi del 2019 dovremo provvedere, per questo fine, ad adeguare il nostro Statuto alla normativa del 3° Settore: in tale prospettiva dovremo definire la nostra consistenza associativa riconoscendo la qualità di socio solamente agli amici in regola con il versamento della quota annuale di adesione e registrando nel registro degli amici sostenitori gli altri. In funzione della configurazione della nostra associazione fra le tipologie di enti del terzo settore, probabilmente dovrà essere rivista anche la impostazione del registro dei soci e di quello degli amici sostenitori distinguendo gli amici che svolgono attività di volontariato da quelli che sostengono in altro modo l’attività dell’associazione.

La nostra è un’associazione che si ispira alla persona di don Paolo ed al suo voler stare vicino agli ultimi ed è nata per prolungare nel tempo la solidarietà di don Paolo verso i poveri e la vicinanza che egli sapeva esprimere verso qualsiasi forma di solitudine e sofferenza umana. Ma, come associazione, non possiamo, tuttavia, ripetere la vita di don Paolo che offriva ogni giorno se stesso sull’altare dove celebrava l’Eucaristia e sull’altare delle persone che incontrava, specialmente le più povere e abbandonate, lasciandosi consumare incessantemente come offerta all’Amore Misericordioso del Padre, che riversava su chiunque incontrasse. Pur volendone conservare e testimoniare lo spirito, la nostra associazione non può fare tutto ciò che faceva don Paolo, che pare rifuggisse da qualsiasi forma di organizzazione e regolamentazione della sua attività di solidarietà, affidata alla ricchezza ed alla immediatezza della sua sensibilità personale: la nostra associazione può fare però cose che don Paolo non poteva permettersi perché abbiamo risorse umane e materiali, anche potenziali, di cui don Paolo non disponeva. Questa inevitabile diversità rispetto a don Paolo a volte ci fa problema ma credo che, assieme alla dedizione personale che ognuno di noi può offrire, nostro compito sia quello di dare alla nostra associazione solidità, efficacia e capacità di durare nel tempo. Da qui il dovere del nostro impegno anche sugli aspetti amministrativi che ci paiono aridi ed inutili ma che dobbiamo riuscire a seguire e curare con il medesimo spirito di servizio che ci avvicina a don Paolo.

Durante il 2017 abbiamo svolto l’attività di solidarietà ed assistenza secondo le modalità consuete: ci occupiamo in vari modi, continuativamente o saltuariamente, di circa 90 fra singole persone e nuclei familiari, offrendo un aiuto alimentare, grazie al rapporto con il Banco Alimentare, e facendoci carico di qualche spesa di utenza o di affitto, quando reputiamo che la situazione lo richieda. Il rapporto personale con i singoli assistiti ci porta ad interessarci della loro situazione che qualche volta assume aspetti di maggiore problematicità come l’abitazione, i rapporti familiari, la dipendenza da fumo e droga, i ricoveri in case di cura o in comunità terapeutiche, i trattamenti sanitari obbligatori. Quest’anno è morto improvvisamente Francesco che si trovava in una di queste ultime situazioni.

A questi interventi si aggiungono quelli di carattere estemporaneo e straordinario sollecitati da richieste motivate che ci provengono dai Servizi Sociali ai quali riteniamo di poter rispondere positivamente, pur evidenziando sempre che la caratteristica della nostra associazione non è quella di mero ente erogatore di risorse economiche. Vorremmo che la porta della nostra associazione potesse essere sempre aperta, come quella di don Paolo, a chiunque bussi chiedendo ascolto, aiuto e solidarietà: per questo confidiamo nella disponibilità di condivisione dei soci e di sempre nuovi amici e sostenitori e accogliamo con grande favore ogni nuova collaborazione.

Il nostro Carlo Lesi, che ha assunto la responsabilità dell’Ambulatorio Biavati della Confraternita della Misericordia di strada Maggiore, ci ha confermato la sua disponibilità ad intervenire per le eventuali necessità di ordine sanitario e accoglieremmo con favore anche altre disponibilità a mettere a disposizione le competenze professionali.

Abbiamo mantenuto la disponibilità di tre appartamenti di transizione abitativa: per uno, a Villafontana, abbiamo ritenuto di rinnovare il contratto di affitto concordando condizioni economiche più vantaggiose delle precedenti, gli altri due ci sono affidati in gestione dalla Istituzione Comunale per la inclusione sociale. Per uno è scaduta la concessione il 28 febbraio scorso mentre per l’altro scadrà alla fine di questo anno. Il rinnovo della concessione per entrambi viene posta a bando e, in ordine alla nuova assegnazione, viene privilegiato l’accordo fra più associazioni per la formulazione di proposte in coprogettazione nell’intento di dare maggiore funzionalità all’utilizzo delle abitazioni in un rapporto di collaborazione più sistematica fra le associazioni e fra queste e l’istituzione pubblica: le abitazioni vengono assegnate in funzione delle esigenze che si manifestano piuttosto che in funzione delle associazioni che le gestiscono. Questa modalità ci ha indotto a collegarci ad altre cinque associazioni e, secondo le intese che dovranno essere concordate, l’utilizzo dell’appartamento non sarà riservato esclusivamente alla nostra associazione ma potrà rispondere tempo per tempo alle esigenze emergenti presso una o l’altra delle associazioni che partecipano al progetto. Si tratta di entrare in una logica di collaborazione fra associazioni che operano nel medesimo campo del disagio e della emarginazione per rispondere con maggiore efficacia ad una realtà, come quella della povertà, che tende ad estendersi.

In questo momento i due appartamenti che abbiamo in concessione continuano ad essere abitati uno da Isaac, il ghanese che stiamo aiutando a raggiungere l’autonomia attraverso il miglioramento delle sue competenze professionali – sta conseguendo con successo la patente per guidare gli autocarri – e in tale previsione Isaac sta facendo richiesta di un appartamento ACER pur mantenendo il progetto di recarsi in Svezia qualora non gli si offra una possibilità lavorativa in Italia e l’altro appartamento ospita ancora la professionista bolognese caduta in gravi difficoltà economiche e impegnata ora nella verifica della possibilità di fruire di un trattamento pensionistico, anche lei sta proponendo domanda per ottenere un appartamento ACER.

Nell’appartamento di Villafontana, dopo l’uscita dell’ospite marocchino che stiamo accompagnando in un percorso verso una possibile autonomia attraverso una occupazione lavorativa, abbiamo ospitato un giovane proveniente dalla Guinea che è munito di permesso di soggiorno ed ha grande disponibilità ad apprendere le competenze necessarie ad una occupazione lavorativa: lo stiamo accompagnando in un percorso di apprendistato. Assieme a questo giovane l’appartamento continua ad ospitare l’amico della Costa d’Avorio che ora è impegnato nell’attività di badante.

Quest’anno abbiamo fruito dell’intervento della Caritas che, come riferimmo già lo scorso anno, ha finanziato due nostri progetti: quello relativo all’amico uscito dall’appartamento di Villafontana e   quello riguardante una signora con un gravoso debito nei confronti di ACER per affitto arretrato e in attesa di riscuotere un trattamento di invalidità.

Due nostri amici sono stati inclusi nel progetto “insieme per il lavoro” curato d’intesa dal Comune e dalla Curia Arcivescovile di Bologna: dopo un colloquio iniziale sono entrambi in attesa che si apra una prospettiva concreta di occupazione.

Come notavamo all’inizio, si sono allargate le collaborazioni per la nostra attività di solidarietà ed assistenza: si tratta di un fatto che auspicavamo da tempo e di cui avvertivamo la esigenza pur nella difficoltà. Probabilmente don Paolino ci ha aiutati! Grazie alla disponibilità di due amiche è stato possibile costituire una terza équipe per il ricevimento mensile degli amici disagiati e, grazie alla disponibilità di un terzo amico, è stato possibile organizzare il magazzino dei prodotti alimentari forniti dal Banco Alimentare e dedicare maggiore cura al rapporto con detto Banco, anche in considerazione dell’accresciuto rigore richiesto per questa gestione.

Punto 2. Il Presidente prosegue nella sua relazione presentando il Rendiconto 2017 ed il Preventivo 2018. Il Rendiconto di cassa del 2017 si chiude con una rimanenza di € 21.065,67 e, quindi, un incremento di € 5.435,43 rispetto alla rimanenza al 31.12.2016: questo dato è influenzato dalla somma residua del finanziamento della Caritas vincolato ai progetti per i quali è stato accordato e che ammonta a circa € 4.200,00. L’apparente consistente entità della giacenza è dovuta alla irregolarità con cui si verificano le entrate mentre le spese hanno un pressoché costante ritmo mensile.  Le spese sono ammontate a complessivi € 33.587,16 e di questi il 12,7% è rappresentato dalle spese di segreteria ed amministrazione e l’87,3% dalle spese per l’attività di solidarietà e assistenza. Le entrate, di complessivi € 39.022,59, sono dovute per il 3% solamente alle quote di adesione (i soci sono attualmente n. 124, n. 41 avevano, fino a martedì scorso, regolato l’adesione con la quota 2018), il 24,8% proviene da offerte e contributi, anche di carattere straordinario in risposta ad appelli per emergenze (quest’anno ne abbiamo fatto uno per sostenere Isaac nel conseguimento della patente di guida ed uno lo abbiamo lanciato in questi giorni), il 13,9% viene dal mercatino e dalla cena di fine anno, il provento del 5°% rappresenta l’11%, mentre i contributi che provengono dalle Fondazioni Bancarie rappresentano il 16,7% delle entrate; a queste voci si aggiunge, come detto, il finanziamento di complessivi € 9.500,00 disposto dalla Caritas per la realizzazione di due progetti.

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Rendiconto al 31/12/2017


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Allegato A al Rendiconto


Anche per il servizio di tesoreria si sta prospettando la possibilità di nuove collaborazioni e la prospettiva di poter finalmente alleggerire il peso che grava su Vitaliano fin dalla costituzione dell’associazione e per il quale, pur ponendo nel suo servizio il massimo dell’impegno con puntualità e precisione, Vitaliano ha sempre richiesto una possibilità di avvicendamento. Anche di questo dobbiamo rendere grazie!

Per l’anno che stiamo già vivendo non  si prevedono eventi di carattere straordinario, e su questa prospettiva è stato redatto un bilancio preventivo, ma, come detto, si prevede un forte impegno nell’adeguamento dell’associazione alla normativa che regola il 3° Settore: ci sentiamo impegnati a compiere diligentemente quanto ci viene richiesto per garantire il riconoscimento dell’associazione e la sua iscrizione al Registro Unico Nazionale perché, come abbiamo già evidenziato, abbiamo la responsabilità di rendere solida la struttura associativa e di garantirle la possibilità di operare efficacemente nel tempo, anche al di là delle nostre persone: questo, certamente, è il desiderio di don Paolo!

Chiudo con un doveroso ringraziamento ai volontari che si impegnano con costanza e la indispensabile continuità per la concreta realizzazione degli scopi per cui l’associazione è nata e un grazie a tutti i soci e gli amici che in altro modo condividono e sostengono l’associazione per rendere possibile questa avventura!

Punto 3. Seguono alcuni interventi dei soci presenti.

Giovanni Pizzi chiede se, a seguito dell’entrata in vigore della riforma del 3° Settore, rimarrà la denominazione di Onlus e quali impatti ci saranno sui registri comunali e regionali. Il Presidente dice che, probabilmente, verrà adottata la denominazione “Ente del 3° Settore” o “ODV (organismo di volontariato)”; verrà istituito il Registro Unico del 3° Settore: i registri comunali non saranno interessati da modifiche mentre quelli regionali probabilmente sì perché il Registro Unico sarà gestito attraverso le Regioni;  la Regione si sta adeguando alla nuova normativa.

Camillo Neri sensibilizza i presenti sulla necessità di far conoscere e divulgare maggiormente l’operato dell’associazione poiché ritiene che si possano ottenere ulteriori collaborazioni e maggiori entrate facendo conoscere meglio i progetti che l’associazione sostiene.

Vitaliano Bolognini ricordando casi in cui ci si è trovati di fronte a problematiche che richiedevano competenze specialistiche auspica la disponibilità alla collaborazione di figure con professionalità specifiche. Ricorda, al riguardo, che lo Statuto dell’associazione indica obiettivi molto alti, senz’altro superiori alle possibilità attuali dell’associazione.  Fa presente, inoltre, che il Banco Alimentare ha inviato un rendiconto sull’attività svolta a favore dell’associazione. Il Presidente conferma l’intenzione di devolvere euro 50 al Banco quale contributo.

Anna Fornaroli pone l’attenzione sul fatto che gli assistiti oltre agli aiuti economici chiedono spesso supporto nella ricerca di una occupazione.

Luciana Bernardi ricorda che le persone assistite dall’associazione sono quasi sempre seguite dai Servizi Sociali in quanto, per la maggior parte dei casi, si tratta di persone che presentano problematiche particolari. Quanto alla questione lavoro, che è un problema per l’intera società, per queste persone assume particolari difficoltà.

Francesca Netto ritiene che l’Associazione debba mantenere obiettivi alti e rileva che da quando è nata l’associazione la situazione economica e sociale si è aggravata, le persone assistite hanno grosse fragilità, poca o niente qualificazione professionale, età avanzata. Tuttavia questo non deve scoraggiare e impedire all’ente di perseguire l’obiettivo di allargare l’assistenza alle persone bisognose.

Francesca Accorsi esprime riconoscenza per le nuove collaborazioni.

Punto 4. Il Presidente propone di mantenere invariata la quota di associazione pari a euro 20.

Punto 5. Non ci sono varie ed eventuali.

Il Presidente mette in votazione i punti 1, 2 e 4 all’ordine del giorno. Tutti i punti vengono approvati all’unanimità dall’assemblea.

Dopo i ringraziamenti da parte del Presidente ai presenti, la seduta è tolta alle ore 18.07 con invito a recarsi nella Chiesa attigua per la celebrazione della S.Messa in memoria di don Paolo Serra Zanetti.

La segretaria                                  Il presidente

Flavia Mazzoli                               Pier Giorgio Maiardi

 

 
A Bologna c’è una “via don Paolo Serra Zanetti”! PDF Stampa E-mail

A Bologna c’è una “via don Paolo Serra Zanetti”!

Sabato 17 marzo scorso è stato intitolato a don Paolo Serra Zanetti il primo tratto di via Francesco Sabatucci, dove ha sede il dormitorio comunale (Centro di Accoglienza Beltrame), “il luogo dei senza dimora a cui don Paolo spesso ac­com­pa­gnava qualche amico incontrato per strada”, è stato evidenziato nella me­moria di don Paolo pronunciata da Pier Giorgio Maiardi nella cerimonia della intitolazione.

Don Paolo è stato ricordato come “cittadino esemplare”, uomo di pace, perché rispettoso delle istituzioni, non sovversivo e tuttavia innovatore e rivoluzionario, “al tempo stesso libero e obbediente, ribelle e docile, folle e appagato” come il Card. Bassetti, pre­sidente della CEI, qualche giorno fa ha detto di S. Francesco.

Era presente, anche in rappresentanza del Sindaco, l’Assessore Virginia Geri che presiede la Commissione Toponomastica che ha deliberato la intitolazione su proposta dell’Associazione, Simone Borsari, pre­sidente del Quartiere S. Donato che ha con­diviso la deliberazione, il prof. Fran­cesco Citti, direttore del Di­par­timento di Filologia Classica e Italia­nistica del­l’Università di Bologna, e l’Arci­vescovo mons. Matteo Zuppi che ha rimarcato la singolarità del luogo che associa la memoria di don Paolo agli emarginati a cui ha dedicato tanta parte di sé don Paolo, che - ha ricordato - scrisse: “se qualcosa di buono ho potuto fare, qualche volta, è stato quando ho effettivamente seguito una parola antica e nuova come “amerai il tuo prossimo come te stesso”.

 

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Autorità civili e religiose ...

 

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Il pubblico presente

 

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La Chiesa nelle Chiese!”: nella memoria di Francesco Sabatucci, martire della Resistenza, la pacata contestazione di Carlos*, ospite del dormitorio Betrame, presente alla cerimonia.
Certo, per don Paolino, un accolto alla comune “chiamata”.

* https://www.youtube.com/watch?v=tEjHND4PeY0

 

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La dislocazione della strada

 

 
FERMARSI Apppunti sulla vita mite di un samaritano PDF Stampa E-mail

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A metà degli anni novanta, i bottegai di una via del centro di Bologna levarono le loro proteste sulle pagine del Resto del Carlino contro un prete-professore (un minuto e mitissimo filologo, sacerdote della chiesa del quartiere), accusato di essere il responsabile, con la sua generosità esagerata, dell'invasione di barboni e zingari in quell'area. Ma chi era questo appartato samaritano? Il suo nome era Paolo Serra Zanetti

Ripescando dagli archivi del Carlino, parlando con amici e testimoni di allora, adattando alcune sue omelie su povertà e misericordia, e infine dando voce a testimoni coevi e celebri, come l'ultimo Ivan Illich delle interviste alla Radio Canadese e il Bruce Springsteen 'sociale' di The Ghost of Tom Joad, prende forma un omaggio teatrale e musicale a una figura mirabile del nostro passato recente, che seppe coniugare cultura e fede, sapere intellettuale e desiderio di inclusione sociale del più fragile.

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